Bonus 110% una opportunità per il territorio

La misura cosiddetta del “Superbonus”, ossia l’agevolazione prevista dal Decreto Rilancio che eleva al 110% l’aliquota di detrazione delle spese sostenute per specifici interventi di efficienza energetica o antisismica, può avere per il nostro territorio un portato davvero rivoluzionario.

Non tanto per la misura in sé, che di fatto altro non fa che riprendere misure già finanziate in passato, seppur con condizionalità differenti (le agevolazioni al 50, 65, 85%); ma per il potenziale che la norma così concepita è in grado di esprimere nel particolare momento storico che stiamo vivendo.

La possibilità di migliorare il nostro patrimonio edilizio, per larga parte obsoleto dal punto vista sia energetico sia sismico, è infatti soltanto uno degli aspetti in gioco. L’emergenza pandemica in atto ha evidenziando in modo forte l’inadeguatezza del modello sociale ed economico perseguito negli ultimi decenni, non più sostenibile e per molti versi fallimentare. Un modello che ha favorito l’accentramento dei servizi (e quindi anche del capitale umano) in pochi grossi centri nevralgici, favorendo l’abbandono e lo spopolamento delle aree interne del Paese.

La diffusione del Covid-19 ha reso i grossi agglomerati urbani molto meno appetibili, spostando di fatto l’equilibrio verso modelli nuovi: ce ne siamo resi conto anche con le immagini degli esodi dalle grandi capitali europee verso le periferie. Lo smart working ha conosciuto un’accelerazione drastica e assolutamente imprevedibile, e la diffusione su larga scala del 5G e FWA (Fixed Wireless Access) sarà un passo ulteriore e decisivo verso la decentralizzazione dei servizi, favorendo ulteriormente la transizione verso un nuovo modello sociale che restituisce valore a territori fino ad oggi fortemente penalizzati. Ed è proprio in quest’ottica che il Superbonus acquisisce la sua portata rivoluzionaria, consentendo la riprogettazione e il recupero dei nostri borghi in una chiave di sostenibilità ambientale e di vocazione dei territori. In fondo le grandi rivoluzioni hanno sempre cambiato il concetto di “centro”: si pensi alla rivoluzione copernicana, che ha trasferito il centro dalla terra al sole, modificando di fatto tutto il nostro assetto culturale. Analogamente questa misura, unita allo smart working e alle tecnologie abitanti, potrà modificare radicalmente il concetto di centro, inteso come punto da cui si irradiano le potenzialità, le energie, il lavoro le opportunità, lo sviluppo.

Non sarà più infatti soltanto il grande agglomerato urbano il centro nevralgico del sistema-Paese, ma con la riqualificazione dei Borghi, intesa nella sua accezione più ampia, ciascuna realtà, piccola o grande che sia, potrà essere “centro”, perché in effetti non più legata ad un concetto obsoleto di periferia, così come siamo abituati ad immaginarlo. Ciascuno potrà essere e diventare “centro” del proprio lavoro, della propria professione nel luogo in cui desidera svolgerlo.

In un’ottica di azione e di visione integrata, il potenziale del Superbonus riguarda pertanto non solo l’intervento tecnico tout court sull’immobile, ma può ridisegnare la cartografia sociale ed economica del Paese, invertendo la rotta di quello che appariva un destinato scontato e irreversibile di tanti territori interni, non solo del Mezzogiorno d’Italia.

Certo, si dovrà prestare grande attenzione a non disperdere le enormi potenzialità di questa misura ambiziosa e innovativa, che rischia di essere depotenziata qualora si lasciassero invariati i limiti temporali di riferimento e di applicazione della norma: proroghe saranno infatti indispensabili, perché correlate alla difficoltà di pianificare e programmare gli interventi nel tempo, di arruolare maestranze specializzate, di reperire le forniture adeguate. Si dovrà poi snellire la gestione operativa delle pratiche da parte degli uffici ed enti preposti, che rischiano di essere in affanno ancor prima di partire, e dunque di paralizzare l’intero processo, se non verranno messe subito in campo azioni di adeguamento degli organici. Altro punto nevralgico sono le responsabilità e le infrazioni in corso d’opera, che dovranno essere contestualizzate all’azione di riferimento stessa e ai responsabili di essa, con conseguenze commisurate e ponderate, senza inficiare l’intero processo con conseguenze disastrose per il committente.

Nel tessuto imprenditoriale sano del Paese ci sono tutte le energie necessarie e l’entusiasmo per trasformare la crisi drammatica che abbiamo vissuto in un’opportunità di sviluppo sostenibile, di riformulazione di un modello economico e sociale particolarmente prezioso per un Paese come il nostro, che sin dai Comuni e dalle corti rinascimentali ha fondato la sua storia, la sua cultura, la sua attrattività, su un sistema policentrico e multiculturale. È un’occasione forse irripetibile per un nuovo Rinascimento.

A cura di
Luigi Emanuele Marsico
Presidente Cluster Energia Basilicata ETS