Comunità Energetiche: un’opportunità economica e sociale per il territorio

Sempre più spesso si chiede ai cittadini di assumere un ruolo attivo per contrastare, con scelte e comportamenti virtuosi, le emissioni dei gas serra che stanno accelerando il cambiamento climatico, e a questo fine diversi sono gli stimoli e gli incentivi che promuovono la cosiddetta transizione energetica. L’obiettivo è porre al centro di un nuovo mercato interno le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, con il cittadino quale motore principale della trasformazione del sistema elettro-energetico. In quest’ottica si sente sempre più spesso parlare di Comunità Energetiche.

Ma cosa si intende realmente per Comunità Energetica?

Per Comunità Energetica si intende un’associazione di cittadini, di piccole e medie imprese, di attività commerciali ed enti territoriali locali, comprese le amministrazioni comunali, che condividono un impianto comune, producendo energia rinnovabile e condividendo l’energia prodotta o per il consumo immediato oppure per stoccarla in sistemi di accumulo. L’associazione è costituita da soggetti giuridici che aderiscono in maniera aperta e volontaria, o anche da soggetti autonomi e controllati da azionisti o membri situati in prossimità dell’impianto di produzione di energia rinnovabile.
In tal modo l’Italia recepisce il concetto di Comunità Energetiche contenuto nella Direttiva Europea RED II sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, già attuata ormai da diversi anni in Paesi del Nord Europa come la Danimarca e la Germania. Il beneficio per i membri che costituiscono la comunità energetica è duplice: da una parte la salvaguardia dell’ambiente comune, con la riduzione consistente di emissioni di CO2 attraverso la promozione di fonti pulite e rinnovabili, dall’altra un importante risparmio sui costi di trasporto dell’energia, che si riflette nell’abbattimento cospicuo dei costi in bolletta. Si tratta insomma di una straordinaria opportunità di sviluppo sociale ed economico, che può realmente avviare la transizione energetica del nostro Paese.

Qual è il quadro normativo in Italia e come funziona una comunità energetica?

Con l’articolo 42-bis, denominato “Innovazione in materia di autoconsumo da fonti rinnovabili”, della legge 28 febbraio, n. 8, che ha convertito in legge il d.l. 30 dicembre 2019, n. 162, l’Italia ha introdotto di fatto la possibilità di creare le Comunità Energetiche e di progettare sistemi di autoconsumo collettivo di energia da fonti pulite. La novità assoluta è che questi impianti potranno fornire energia a più utenze, cosa che non era sinora possibile. Altro fondamentale aspetto è che, con la nuova regolamentazione, si attribuisce alle Comunità Energetiche una dignità giuridica, consentendo la definizione dei diritti dei singoli partecipanti i quali continueranno a scegliere liberamente il proprio fornitore di energia elettrica.
Una grande occasione è data ora dal “Decreto Rilancio”, con il quale il Governo ha esteso il Superbonus del 110 per cento anche alle Comunità Energetiche rinnovabili costituite in forma di enti non commerciali o di condomini. In questo caso l’esercizio di un impianto fotovoltaico di potenza fino a 200 kW prevede una detrazione fiscale pari al cento sino ad una soglia di 200 kW, cumulando la detrazione fiscale con gli incentivi. La detrazione del 110 per cento riguarderà i primi 20 kW di potenza, mentre l’eventuale potenza eccedente si applicherà la detrazione ordinaria del 50 per cento.

In termini fiscali cosa comporterà l’adozione di tale modello?

Questo modello non graverà in alcun modo sulle bollette dei contribuenti, perché sostituisce di fatto il concetto di scambio sul posto, che paradossalmente disincentivava l’autoconsumo e quindi determinava ulteriori costi indiretti. Per accedere agli incentivi non ci saranno bandi o graduatorie, ma sarà sufficiente fare richiesta al GSE, e i benefici determinati dalla riduzione dei costi in bolletta e la tariffa incentivante saranno erogati in un unico conguaglio in modo semplice e trasparente.
Dal punto di vista fiscale il regime è stato molto semplificato: il DL Rilancio stabilisce infatti che, per i condomini che realizzano una comunità rinnovabile, l’esercizio di impianti fino a 200kW non costituisce “attività commerciale abituale”: pertanto per gestire i proventi degli incentivi all’impianto rinnovabili il condominio non dovrà più aprire una partita Iva e avviare una gestione fiscale ad hoc.

Quali sono le opportunità legate alle Comunità Energetiche?

Questo modello consente ai cittadini di non continuare a subire scelte dall’alto, ma di partecipare attivamente e paritariamente al mercato dell’energia. Ai consumatori viene infatti data maggiore libertà di scelta, con la possibilità di impegnarsi come autoconsumatori (‘prosumer’), investendo nelle energie rinnovabili per poi consumare, immagazzinare o vendere l’energia che producono. Si potrà contribuire così a creare una rete di sicurezza anche per affrontare i problemi della povertà energetica e dei consumatori più vulnerabili.
Certamente occorre progettare l’estensione di questo modello di produzione e consumo di energia pulita ad altre fonti rinnovabili. Tra queste potrà avere un ruolo di primo piano la bioenergia, ossia un sistema di produzione a biomasse, ad esempio di origine agricola, che ben si coniuga con il tema prioritario di recupero delle aree marginalizzate (aree MUC), molto diffuse nel nostro territorio nazionale e regionale. Insieme alla funzione di carbon sink del settore agroforestale la bioenergia genererebbe effetti positivi nella mitigazione dei cambiamenti climatici e promuoverebbe una gestione sostenibile del suolo, il recupero di aree rurali, la valorizzazione di scarti, sottoprodotti e rifiuti delle attività agricole, zootecniche e forestali. In Basilicata ci sono diverse aree che potrebbero essere recuperate e messe a valore, dalle cave a cielo aperto esaurite alle discariche chiuse o abbandonate, dalle zone industriali dismesse alle aree degradate e inquinate. Un esempio tra i molti è proprio la Val Basento. Le Comunità Energetiche potranno pertanto assolvere a una funzione ora indispensabile, promuovendo la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, garantendo energia sostenibile a prezzi accessibili, favorendo sviluppo tecnologico ed innovazione, introducendo uno scenario energetico innovativo e in linea con le aree più avanzate d’Europa, basato sulla generazione e consumo distribuita (decentralizzata) che può portare allo sviluppo di energia a chilometro zero, le cosiddette reti intelligenti o Smart Grid. Non dimentichiamo che le Comunità Energetiche sono un’occasione non solo per il singolo consumatore ma per l’intero sistema socio-economico: la loro finalità è infatti anche innescare ulteriori filiere industriali ricadenti entro l’ambito strategico del Green Deal europeo (efficienza, accumulo, tecnologie finalizzate all’utilizzo razionale dell’energia, smart home etc.), che avranno considerevoli ricadute in termini occupazionali.

A cura del Presidente CEB ETS
LUIGI EMANUELE MARSICO