IDROGENO: UNA SFIDA PER IL PAESE E PER LA BASILICATA

L’accordo di Parigi COP21 sottoscritto dai paesi membri della Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), lega il tema dei cambiamenti climatici ad impegni formali e vincolanti per la riduzione dei gas serra per tutti i Paesi che ne fanno parte tra cui l’Europa che si è recentemente impegnata a ridurre le emissioni di CO2 del 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 e di arrivare all’obiettivo di neutralità climatica e quindi emissioni di gas serra Net-Zero entro il 2050. La Commissione Europea identifica l’Idrogeno come uno dei settori chiave per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione al 2050, come delineato nella Strategia Europea sull’idrogeno pubblicata l’8 luglio 2020.

In Italia, il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC, 17/01/2020), recependo le indicazioni comunitarie, prevede di agire su diverse leve per aggredire le fonti principali di emissione di gas serra. L’aumento della penetrazione dell’utilizzo di idrogeno decarbonizzato (cioè prodotto minimizzando l’emissione di CO2 in atmosfera), è visto come una delle principali leve per raggiungere questo obiettivo).

Che il tema sia centrale, lo conferma il rilievo assunto dallo stesso all’interno del PNRR nel quale vi è una specifica componente dedicata all’interno della missione 2, con la declinazione di una specifica componente e linea di intervento espressamente finalizzata “Promuovere la produzione, la distribuzione e gli usi finali dell’idrogeno”. Nello specifico la missione 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologica” si struttura in quattro componenti ed è volta a realizzare la transizione verde ed ecologica in accordo con il Green Deal europeo e comprende interventi per l’agricoltura sostenibile e l’economia circolare, programmi di investimento e ricerca per le fonti di energia rinnovabili, lo sviluppo della filiera dell’idrogeno e la mobilità sostenibile, oltre a prevedere azioni volte al risparmio dei consumi di energia tramite l’efficientamento del patrimonio immobiliare pubblico e privato e, infine, iniziative per il contrasto al dissesto idrogeologico, la riforestazione, l’utilizzo efficiente dell’acqua e il miglioramento della qualità delle acque interne e marine.

Volevo portare la vostra attenzione a contestualizzare parola per parola, proprio questo asse con la nostra Regione Basilicata; Interventi strutturali, materiali ed immateriali di cui essa necessita e che a mio avviso sono stati i fattori bloccanti del passato ma che allo stesso tempo, con questa grossa opportunità potrebbero diventare un grosso volano di rilancio. A mio avviso immaginare una transizione ecologica sostenibile vuol dire in modo realistico prendere in considerazione tutte le opzioni di produzione sostenibile, in una visione di tipo olistico: ciò perché vi sono differenziali di costo che vanno tenuti presenti e al tempo stesso perché in questo processo di sviluppo dell’idrogeno nel nostro paese, vi sono competenze tecniche, expertise, infrastrutture fisiche, aziende ed asset che possono e devono essere messe nelle condizioni di offrire il loro importante contributo, salvaguardando identità, territori e livelli occupazionali, allineandosi a quello che sono gli standard delle sfide future che ci attendono.

Ritengo che la Basilicata sia dotata di tutte le caratteristiche per essere importante un hub dell’idrogeno. Non solo per la sua posizione baricentrica nel Mezzogiorno e nel Mediterraneo, ma anche per altre evidenze. Per la rilevanza del settore energetico sul PIL regionale, per l’elevata quota di generazione elettrica da fonte rinnovabile e, ancora, per la presenza sul territorio non solo di risorse importanti per il tema idrogeno, quali acqua, gas, patrimonio forestale (e quindi ampia disponibilità di biomassa) ma anche di importanti infrastrutture quali gasdotti e oleodotti che costituiscono un importante vantaggio competitivo in termini di trasporto di combustibile pulito. Inoltre, i giacimenti esausti di gas e petrolio potrebbero offrire spazio per lo stoccaggio della CO2, che un’altra grande sfida da indirizzare.

Ben vengano le proposte di candidare la Basilicata ad ospitare sul proprio territorio il Centro nazionale di ricerca e sviluppo sull’idrogeno ovvero di realizzare in Basilicata una “Hydrogen Valley” o ancora, stando agli ultimi avanzamenti, il Centro nazionale di alta tecnologia relativa ad ambiente ed energia.

Ing. Luigi Emanuele Marsico

Presidente Cluster Energia Basilicata ETS

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